Racconti di mare e di costa


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lunedì, novembre 08, 2004
 
 

Avvisi: nessuno.

"Adriatico settentrionale, mare e canale di Corsica, mar ligure: venti deboli variabili, cielo sereno mare quasi calmo". Con queste previsioni si poteva tranquillamente lasciare Porto Ferraio e fare rotta per Saint Tropez. Ormai eravamo in mare da diverse ore e il sole cominciava ad abbassarsi sull'orizzonte. Tutte le vele a riva, tanto per far figura, e motore. Tavola apparecchiata in coperta e atmosfera rilassata. Al solito ho finito di cenare un po' prima per dare il cambio al timoniere, lo sguardo corre lungo il cerchio dell'orizzonte completamente deserto, il cielo sereno, se si escludono due bioccoli di cotone. Ma... l'occhio ha colto qualcosa di curioso, una lieve striscia più scura... uno sguardo col binocolo e quello che vedo è abbastanza preoccupante: non qualche cresta, come mi aspettavo ma schiuma soffiata in aria da turbini di vento, un vero uragano.
Le prime raffiche si portano via qualche piatto di carta che non siamo riusciti a sgomberare e poi scoppia veramente l'inferno, l'anemometro si inchioda a fondo scala... 50 nodi, in pochi secondi le stecche della randa (tavole di legno delle dimensioni di uno sci) rompono le tasche e spariscono nel vento come pezzetti di carta. Mi rendo subito conto che non è possibile tenere la prua al vento il tempo necessario ad ammainare tutte le vele (Genova, trinchetta, vela di strallo, Maestra) con soli tre marinai, rimarrebbero solo dei brandelli. Allora motore al massimo Puggiata alla grande, lascata la randa che sventi tutte le vele di prua e rotta per nord est. Sembra che tutto proceda per il meglio il genova e la trinchettina sono già stati accuratamente legati quando il cavo d'acciaio che trattiene il carrello del punto di scotta della randa cede e lo sforzo sulla tela, non più concentrato nel suo vertice strappa un paio di metri di rotaia dal boma e diversi metri di tela. Così mi trovo a dover timonare in ginocchio per non rischiare di prendere in testa i due chili di acciaio inox che seguendo i movimenti della vela frustano l'aria sopra di me.
Terminate le manovre d'emergenza il sole è stato sostituito da una splendida luna che mette in evidenza le bianche creste che coronano le onde ormai imponenti.La situazione non lascia alternative, ritorniamo sui nostri passi; salvo imprevisti conto di arrivare a Livorno per le sei di domattina, e viste le condizioni, resterò sempre io al timone, che fanno 12 ore. La sagoma scura della Gorgona conferma che siamo sulla giusta rotta. Mentre l'orizzonte comincia a schiarire individuo il faro delle secche della Meloria, ultimo pericolo prima di trovare la tranquillità del porto. Infine un posto in banchina, a fianco di un rimorchiatore, col vento che soffia dalla banchina, quindi nessun problema: fondo all'ancora, fuori i parabordi, cime a terra, che anche all'alba c'è qualcuno che ti da una mano per l'ormeggio, fuori la passerella e poi tutti in cuccetta. Ma che C... succede, un rumore infernale mi fa schizzare in coperta giusto per vedere il rimorchiatore che sta lasciando la banchina tirandosi appresso la nostra ancora e facendo saltare la catena sul barbotin del salpaancore; corro a poppa per dare un colpo di sirena nella speranza di avvisare il comandante del rimorchiatore ma faccio appena in tempo a bloccare uno dei marinai che voleva mollare una cima d'ormeggio tesata in modo pauroso. Vedo il bittone di bronzo torcersi come burro, strappare i vitoni che lo ancoravano al ponte e volare fuori bordo. Per qualche miracolo le due ancore si liberano all'improvviso e ritorna la calma. Sistemato di nuovo l'ormeggio vado in capitaneria per sporgere una protesta ma mi fanno capire che avendo dato io fondo dopo il rimorchiatore non posso pretendere che chi salpa faccia un po' di attenzione a quello che succede dietro di lui. Tornato a bordo ritrovo il rimorchiatore ormeggiato fianco a me. Visto l'impossibilità di chiedere i danni provo a cambiare strategia, salgo a bordo e mi informo col comandante dove posso trovare un'officina per rimediare il bittone deformato e le viti formato maxi che lo ancoravano al ponte. "Cosa vuoi, noi abbiamo la nostra officina, è gente in gamba, vedi quel furgoncino sulla banchina, portagli il pezzo deformato e un campione delle viti e vedrai che con una stecca di sigarette e un paio di bottiglie te la cavi..." Così nel pomeriggio è di nuovo tutto a posto, pronti a seguire un altra avventura. Già perché nel frattempo la libecciata non si è calmata e sul canale 16 arriva la voce agitata di una fanciulla:" siamo in quattro su una barca a vela, stiamo cercando di arrivare a Livorno... potete aiutarci?" La Capitaneria di Porto cerca di capire dove si trovavano e da qualche indicazione fino a quando una delle navi alla fonda fuori dal porto riesce ad avvistarla e a guidarla via radio fino all'entrata in porto. Ovvio che i quattro quasi naufraghi furono rincuorati da un tè caldo a bordo da me...ma non abbiamo fatto tardi!!!



postato da skipper246 | 00:26 | commenti (2)


domenica, marzo 07, 2004
 

Distrazioni e "visioni" di navigazione

Sbarcato un gruppo di ospiti a Sebenico riparto da solo verso Porto S. Giorgio (AN) per imbarcare il gruppo successivo. Navigare da soli ha un fascino particolare affina tutte le capacità esalta le sensazioni…. Aumenta i rischi. Con la carta sotto gli occhi mi districo tra le innumerevoli isolette a sud delle Incoronate, ormai l'orizzonte è libero, il sole basso sull'orizzonte colora il mare immobile con tutte le sfumature dell'arancio, imposto la rotta sul pilota automatico e mi preparo a scendere sottocoperta per una doccia e una cena in preparazione della traversata notturna. Indugio ancora un attimo per godere il gioco di luce della scia di un motoscafo che passa lontano di prua sotto il disco del sole, e mi prende un improvviso crampo allo stomaco, proprio di prua, le onde della scia si increspano e frangono leggermente, uno scoglio ben segnato sulla carta che l'immobilità del mare e la mia distrazione avevano ben celato. I brividini gelati lungo la schiena continuano qualche minuto, ma non posso fare altro che darmi dello stupido e ripromettermi di fare più attenzione in futuro. A consolarmi subito dopo il tramonto un branco di delfini, appena individuabili nella luce ormai livida, mi seguono, giocando con l'onda di prua per diversi minuti, per poi sparire tutti assieme con una brusca virata verso nord. Notte tranquilla col solito umido da bel tempo estivo; qualche ora dopo l'alba arrivo in vista di costa, la benedetta costa adriatica: bassa, uniforme, senza punti cospicui; un gruppo di case arrivando dal mare è solo un gruppo di case senza cartelli indicatori, decido di puntare verso sud, non è la mia giornata dopo mezz'ora di navigazione riconosco il faro di Pedaso, dietrofront prora verso nord direzione Porto S. Giorgio. Fortunatamente arrivando più tardi c'è più probabilità di trovare qualcuno in banchina che dia una mano nella manovra d'ormeggio. Un paio di telefonate per gli ultimi accordi, provviste fresche, rifornimento d'acqua, comitato di ricevimento per i nuovi ospiti ed è di nuovo ora di partire, direzione Spalato. Il tempo sta cambiando, leggero scirocco e foschia, con la prora verso levante sembra di andare incontro alla notte prima e le onde nell'oscurità crescente hanno un aspetto inquietante. Sotto coperta tutto tace ma qualche luce che si accende e qualche brusio di voci mi fanno capire che non è tutto tranquillo. La seconda notte senza riposo comincia a farsi pesante, si avvicina l'alba e il momento in cui il faro dello scoglio Mulo dovrebbe farsi visibile per darmi il riferimento esatto della la mia posizione. Ma i lampi di luce che vedo appena sopra l'orizzonte non corrispondono a nessun faro riportato sulla carta, e non è una costa che permetta un avvicinamento alla cieca. Malgrado la stanchezza crescente e le onde ormai torreggianti tutto attorno devo rassegnarmi a incrociare a velocità ridotta in attesa del sorgere del sole. La tensione e la stanchezza, nella incerta luce mi fanno vedere inesistenti pareti di roccia nei dorsi delle onde che si rincorrono. Infine il sole fa la sua apparizione assieme al volto di un'ospite che fa capolino dal tambuccio e chiede, con aria sbattuta, quanto durerà ancora lo strazio. La prima luce del sole mi ha consentito di riconoscere isolette e scogli all'orizzonte e di verificare che il maledetto faro del Mulo era proprio la, solo che le mie carte colpevolmente non aggiornate riportavano caratteristiche non più reali. Poco male ormai, il benefico aroma del caffè che sale dalla cucina mi fa capire che anche sottocoperta è ritornata la calma e prima di dirigere su Spalato si può individuare una bella baietta per un bagno ristoratore. Il miraggio della cuccetta, per me, è rinviato a 'stasera.

Con l'Irina in manovra.
Non brillava per visibilità


postato da skipper246 | 16:54 | commenti (2)


sabato, febbraio 14, 2004
 

Questo era un altro albero...38 metri dalla coperta
fate i conti di quanti piani.... arrivare in cima era un viaggio.
offerto da skipper246 | 22:50 | commenti
 
 

Avventura pasquale

Un gruppo che aveva già fatto crociere estive col Greta mi aveva proposto una mini crociera primaverile a Venezia, una barca a vela che pesca due metri e mezzo non è proprio l'ideale ma non avendo altro a disposizione bisognava arrangiarsi. Due giorni per lasciare i quartieri invernali a Ferrara, riarmare gli alberi a Porto Garibaldi e raggiungere Chioggia dove avevo appuntamento con gli ospiti. Già l'entrata in porto è un anticipo del tema fisso della crociera, impantanarsi…. Un peschereccio in transito mi dà uno strappo e mi gratifica di qualche contumelia in dialetto perché mi limito a ringraziare invece di allungare una consistente mancia… non pensano che non sempre "yacht" vuol dire soldi. L'esperienza è comunque curiosa vivere la città dalla barca, in parte con problemi di tipo automobilistico come difficoltà di parcheggio e multe per divieto di sosta….si!!! mi è arrivata quasi due anni dopo una multa per aver ormeggiato mezz'ora ad un attracco dei vaporetti…. I quattro giorni scorrono rapidamente con qualche incaglio e tanti bei tramonti dai colori indicibili. Sbarcati gli ospiti di primo pomeriggio faccio rifornimento al Lido, mi libero da un ennesimo incaglio con qualche danno, il motoscafo ha tirato con troppa violenza sulla cima di rimorchio strappando passacavo, parte del capodibanda e uno scalmotto….un po' di lavoro in più per il carpentiere di bordo. Lascio la laguna con le ultime luci del giorno e faccio rotta su Monfalcone, nove o dieci ore di navigazione a motore (le vele sono ancora nei sacchi) arrivo previsto domattina assai presto. Il motore ronfa tranquillamente, ma la barca pian piano rallenta fino a fermarsi dolcemente; Traffico una mezzora con l'invertitore pensando sia lui il responsabile del guasto ma poi devo arrendermi all'evidenza, si è rotto il parastrappi tra il volano e l'asse motore, danno da poco ma irreparabile a bordo. Sono ormai le undici e mi trovo al largo di Lignano. Non ho alternative devo armare tutte le vele e sperare che la lieve brezza notturna non mi abbandoni. A mezzanotte finalmente mi rimetto in rotta affascinato, dalla situazione, tutto dipende veramente dalle vele, il motore non è più un'alternativa presente, la luna disegna i suoi diamanti sulle onde, il collo rialzato del piumino mi da una piacevole difesa dalla brezza. Due nodi e mezzo….tre nodi quando la brezza si distende, fanno quindici ore, primo pomeriggio non più mattina presto, devo trovare il modo di avvisare chi mi aspetta….e l'antenna della radio è sul tavolo da carteggio invece che in testa d'albero, sempre per la paura che la gru che monta gli alberi possa danneggiarla.
Alle prime luci del giorno regolo accuratamente vele e timone per dare alla barca una andatura stabile e poi con una drizza di riserva mi tiro a forza di braccia fino in testa d'albero, spettacolo mozzafiato, i colori dell'alba le vibrazioni delle vele la barca viva sotto di me….
"Trieste radio , Trieste radio da Greta mi sentite, cambio" -"Greta da Trieste radio forte e chiaro, cosa desiderate, cambio"-"Il mio nominativo è India Zulu 3942 dovrei fare una telefonata…cambio."-" India Zulu 3942 ci risulta che non avete rinnovato l'abbonamento con Telemar non possiamo accettare la chiamata…" Dopo aver spiegato la situazione l'operatore si comporta in maniera ragionevole e posso avvisare del ritardo.
Al largo di Grado il vento comincia a rinfrescare parecchio, devo prendere una mano di terzaroli e comincio a preoccuparmi per le difficoltà di una eventuale manovra a vela in porto, da solo.
Ma la fortuna è cambiata e prende forma il battello a motore del marina, pilotato da un amico che mi scorta per un tratto e quando le condizioni peggiorano mi prende a rimorchio fino al porto.

Come subito

sento più profondo

il legame con la natura

se obbligatoriamente

il motore tace.

Amico è il vento

freddo

diamanti i riflessi

della luna

forza cosciente

si fa la solitudine

Vivo interamente

questa notte, solo,

sul mare

ha un sapore

più vero

perché morto

è il motore








postato da alp | 23:50 | commenti


venerdì, febbraio 06, 2004
 

Cena "importante" a bordo dell'Irina a S. Tropez

 


( Il baffuto sullo sfondo era una guardia del corpo di uno degli ospiti)

 

 

 

 

 

 

Esperienze di "clausura"

Tante volte mi è stato chiesto, anche da qualche commento ai miei racconti di mare, ma non ti è mai capitato di trovare qualcuno particolarmente insopportabile....cercherò di spiegare... perché no.
E' necessario distinguere l'ambiente in cui ci si trova a vivere; nel caso di una barca grande con equipaggio, il mondo "lavoro" e quello "proprietà" hanno spazi distinti e delimitati, chi lavora dispone della prua chi ozia della poppa, fatte salve le esigenze di manovra. I pasti si consumano in luoghi separati; pur limitata dall'esiguità degli spazi la vita può scorrere anche emotivamente come in un "normale" rapporto di lavoro, ferma restando la disponibilità nell'arco delle 24 ore. Il rapporto con gli "oziosi tuttopotenti" è gestito dal comandate che deve riuscire a mediare su molti fronti, necessità meteorologiche, volontà dei tuttopotenti, esigenze logistiche, umori dell'equipaggio. Nel caso i tuttopotenti siano anche gli armatori le necessità meteorologiche vengono scalzate della prima posizione, perché come mi è stato confermato da più parti se un armatore forza la decisione di un comandante per scegliere un ancoraggio insicuro con tempo tendente al brutto....non accadrà proprio nulla di nulla lasciando al comandante un leggero rosichìo nello stomaco. Se invece i tuttopotenti sono ospiti sufficientemente inesperti possono in molti casi essere sopravanzati dalle esigenze logistiche e con discrezione anche dagli umori dell'equipaggio. In questa situazione è più facile che sorgano tensioni all'interno dell'equipaggio, se non è un vero ammutinamento si risolve, semplicemente sbarcando chi non si integra e ripescando qualche ozioso a zonzo per le banchine... non sempre il cambio è positivo, ma gli incontri sono sempre stimolanti.
La situazione più gratificante è quella dell'armatore skipper con ospiti paganti a bordo. La sudditanza è pressochè totale, lo skipper conosce la barca, i luoghi, le persone, non deve fare molto per avere in pugno la situazione, se poi la crociera inizia con una traversata lunga e del maltempo è facile arrivare alla medaglia d'oro sul campo. Scherzi a parte, ci deve essere sempre la capacità di rapportarsi alle persone e la volontà di offrire un servizio, ma non solo.
La necessità di sapersi creare una "clausura" mentale sorge nella terza situazione, barca piccola con armatore e amica ( o amici) a bordo, elemento peggiorativo se l'armatore ha esperienza di barca (positivo solo in caso di maltempo perché sa stare anche lui al timone). La convivenza è totale, gli spazi ridotti, non è possibile isolarsi o tantomeno scaricare tensione parlando con qualcuno "dalla tua parte". Ovviamente, filosofie di vita, idee politiche ecc. ecc. sono assai divergenti, unico elemento legante può essere il rispetto e il riconoscimento delle capacità. In questa situazione per sopravvivere è necessario assumere la consistenza di un oggetto d'arredamento, essere presenti, ma non partecipare; a nessuno deve venire in mente di porti delle domande, di coinvolgerti in una discussione, andrebbe in frantumi tutta l'atmosfera, o per il sorgere di tensioni verso l'esterno, se difendessi le mie idee; le tensioni diverrebbero mie interne se invece le rinnegassi per quieto vivere....ciò non toglie che con qualche ospite (generalmente donna) siano nati rapporti di amicizia anche duraturi nel tempo.
Un esempio che mi pare buffo del valore dei ruoli. Capitava talvolta che qualche ospite occasionale appena salito a bordo mi si rivolgesse col tu (deleteria ed irrispettosa abitudine) sentivo poi, che l'armatore raccontava in mia assenza la storia delle mie scelte e l'essere io dotato di una laurea in ingegneria.... quando ricomparivo dalla cucina, inevitabilmente venivo di nuovo promosso al "lei"...
In questa situazione l'ossigeno di un po' di spazio mio venivano da un'ora di corsa il mattino presto per sentieri e strade della Dalmazia, si scoprono degli scorci incredibili, da lunghe nuotate se la barca rimaneva in rada, dalla caccia alle stelle cadenti prima di andare a dormire. Dimenticavo, negli ultimi anni, a scapito del portafoglio, il telefonino attivo quasi ovunque, che permetteva di raggiungere una voce amica







postato da alp | 00:08 | commenti


sabato, gennaio 31, 2004
 
 

Greta (qualche anno dopo la vendita)

L'esame.

A primavera avanzata, messa la barca in terra e considerati gli allagamenti della passata stagione, era essenziale trovare un maestro calafato che potesse fare un controllo generale a tutto lo scafo…senza mettermi sul lastrico. In cantiere il vecchio che ancora si occupava di questa attività non si sentiva in grado di affrontare un lavoro così impegnativo e si doveva cercare altrove. Avevo già provveduto, su indicazione del vecchio ad estrarre tutte le vecchie stoppe e l'aspetto dello scafo era abbastanza deprimente, più che una solida barca pareva una gabbia per conigli. In molti punti lo spazio tra i corsi del fasciame era di quasi due centimetri, impensabile riempirlo solo con stoppa in modo affidabile; già il carpentiere del cantiere aveva ventilato l'idea di fresare tutte le fughe fino a tre centimetri per inserire, ed incollare, strisce di legno nuovo. Idea improponibile, sia per questioni tecniche che per motivi economici. Col morale a terra mi ero ingegnato a sostituire qualche parte del fasciame visibilmente avariato, quando finalmente un amico mi passò un bigliettino con un numero di telefono "Si chiama Bepi Ghitara" mi disse "è l'uomo che fa per te".

Così Bepi prese in mano la situazione, sistemò con maestria i punti maggiormente critici, approvò le mie riparazioni, e lavorando assieme, si chiacchierava, ci si raccontava, si diventava amici. Bepi capì che non ero il solito "armatore" con solido conto in banca, e che ogni giornata di lavoro suo era per me un problema in più da risolvere. Così una mattina dispose in bell'ordine sull'impalcatura che contornava lo scafo i vari ferri della sua arte, la mazzetta, il pacco di stoppa e mi disse:" prova a calafatare questo comento…" Così cominciai ad arrotolare la stoppa cercando di darle la misura giusta per la larghezza del lavoro da fare, poi con colpi leggeri e il ferro più sottile, inserirla nel comento doppiandola più o meno, secondo la larghezza del vuoto tra le tavole, terminata la stoppa con un altro ferro appropriato si ribatte la stoppa con più energia, per pareggiarla, ma senza esagerare, se no si rischia di farla passare all'interno dello scafo…un segno di gesso per ricordare dove si è terminato il secondo passaggio, e ancora si ritorna sui propri passi per un ultima battitura che compatta definitivamente la stoppa, il ferro è largo per pareggiare bene tutto, si può battere con energia, ma con precisione mi raccomando, se no il bordo del legno si può schiacciare e diviene un possibile inizio di deterioramento… ho finito, ho fatto il mio metro e mezzo di calafataggio adesso basta passare lo stucco al minio. Bepi non apre bocca, prende la mazzetta e un ferro e prova a ribattere qualche punto del mio lavoro…." Va bene, " mi dice " quando hai finito tutto chiamami che vengo a riprendere i miei attrezzi".

Non credo sia normale che un artigiano rinunci a parte del proprio lavoro e del proprio guadagno solo per fare un favore ad uno quasi sconosciuto….ma quando ci sono di mezzo le barche succede anche questo.

postato da alp | 21:56 | commenti (1)


lunedì, gennaio 19, 2004
 

Irina nelle bocche di Cattaro.

Copertina del fascicoletto che raccoglie le ricette della mini-crociera.."Kulinarische Erinnerungen an eine spaetsommerlische Seereise von Monfalcone bis Kotor"

Una crociera appendice con appendice a terra.

Rientrati dalla solita crociera estiva l'armatore mi informa che la barca è stata noleggiata, senza equipaggio, ad un gruppo di 9 tedeschi, tra cui il comandante del Vagrant. Dopo qualche scambio di opinioni si trova un compromesso, gli ospiti copriranno i ruoli dei marinai, mentre il comandante (cioè io) e la cuoca conserveranno i rispettivi ruoli. In 13 giorni da Monfalcone si programma di giungere fino a Cattaro…che è una bella tirata. Devo dire che non vedevo con entusiasmo la situazione, ospiti-equipaggio che non conoscevo e un altro comandante a bordo che aveva la responsabilità di una barca più grande della mia. Fortunatamente i fatti mi diedero torto e la correttezza degli ospiti e la cucina di mia madre crearono un'atmosfera veramente amichevole. Tempi stretti e quindi tappe forzate. Partenza un giovedì pomeriggio 16/09/1976 e prima tappa a Pirano per assolvere gli obblighi burocratici. Una simpatica ospite, si assume il compito di registrare un diario di bordo gastronomico inventando improbabili nomi italo tedeschi ai piatti che hanno fissato le tappe della crociera, ve li riporterò in breve, magari travasando le ricette complete nella cucina del battello.

Si comincia con una pasta asciutta "Irina" in porto che si rivela essere una pasta al pesto mentre a Pirano ci aspetta un Pollo a la "Signora" : pollo con funghi, verdure e panna.

L'indomani approfittando di una bella bora ci mettiamo dietro le spalle l'Istria il famigerato Quarnaro e infine, con andatura di sogno vento fresco al lasco, mare piatto, corriamo a dieci nodi fino a Premuda. Il Log culinario registra Risotto Tonini (risotto ai porri) a pranzo, buffet freddo a cena per venerdì, la navigazione continua la notte e per sabato colpo da maestro della cuoca: Ravioli a la Mantovana (pasta tirata a mano e il tutto in navigazione!!!) e peperoni ripieni. Alla sera suggestiva grigliata a terra sull'isola di Premuda: Pollo alla "Dieter" , braciole alla "Bernd" patate sotto la cenere bruschette "Premuda" E poi ditemi che la vita di bordo non è stressante. Siamo così a Domenica, partenza prima dell'alba per arrivare a fare un bagno in una baia a Zut condito da Spaghetti alla "Gretel" (Amatriciana) e verdure alla "Friedolin" (caponata) la giornata si chiude dopo un altro trasferimento nella tranquillissima baia di Rogosnica con una frittata a la "Deckschrubber" (frittata con gli spinaci).

La crociera prosegue toccando Curzola, Dubrovnik (ovvia sosta per visitare la città, veramente magica, prima di essere stravolta dal turismo), per concludersi nella baia di Cattaro dove meritiamo l'applauso di una nave passeggeri per la manovra di ancoraggio eseguita a vela. Il ritorno è ancora più pressante da rimarcare solo un'altra grigliata a terra nella baia di Okuklie (isola di Mljet) dove in mancanza di ristoranti finiamo ospiti di un ex maestro elementare di Zagabria trasformatosi in pescatore che ci mette a disposizione gli sgombri appena pescati nonché la sua bella voce e la sua conoscenza di canti goliardici (in latino!).

L'appendice a terra del titolo è rappresentata da una piacevolissima sorpresa. Il gruppo degli ospiti invitarono me e mia madre, durante l'inverno, per una settimana a Bielefeld, la cittadina presso Hannover dove abitavano…offrendoci anche il viaggio aereo. Torno a ripetere, la vita di bordo è proprio una vitaccia…

postato da alp | 09:36 | commenti (1)


giovedì, gennaio 15, 2004
 

L'avventura

Siamo alla preistoria. 1970, istruttore del centro velico Caprera , bisogna risolvere un problema. Una degli allievi simbolo Giorgio detto il "Nostro" ha ceduto a buon prezzo al centro un Mousquetaire in ottimo stato, con l'unica clausola: che non si cambi il nome della barca: " Miss K" che letto all'inglese suona "miss kei" ma all'italiana "mi ss cappa"…(per inciso la barca successiva la battezzò:" Miss K - ancora". Il problema non era certo questo, ma il fatto che il Mousquetaire stava a Savona e andava portato a Caprera ….6 metri e 40 di barca…senza motore. Veramente il motore c'era, un seagull dimenticato in un gavone che avrebbe certo fatto onore alla sua fama di affidabilità totale. Ma giusto per qualche manovra in porto.
Così nel tardo pomeriggio del Venerdì Santo ci ritrovammo in quattro al porto vecchio di Savona. Primo errore logistico, i negozi sono ormai chiusi, e per arricchire la cambusa a base unica di spaghetti, pelati e qualche scatoletta riusciamo a rimediare in un bar un po' d'acqua minerale, birra, e biscotti. Terminati i preparativi sistemata la barca si sono fatte le undici. Stabiliti i turni, approfittiamo della brezza di terra per lasciare l'ormeggio a vela, sfiliamo sottobordo alle navi da carico, illividiti dalle luci gialle che illuminano le banchine. Liberi dal molo esterno la brezza si distende e ci porta l'odore di legno bruciato da un incendio che si vede punteggiare le creste delle colline alle spalle della città. Rotta per sud sud est vento largo, ma al buio con equipaggio sconosciuto non ritengo utile dare spinnaker, tento più che si cammina a buoni quattro nodi (per inciso l'unico strumento a bordo è la bussola quindi navigazione stimata nel senso più completo…). Non c'è onda ma il movimento della barca è sufficiente per mettere al tappeto l'unica ragazza a bordo che soffrirà il mare per tutte le 52 ore della traversata, non mi è più capitato di vedere un caso simile. Se continua così sono 23 ore fino a Capo Corso, non fa freddo, un po' di foschia ci fa vedere solo qualche stella. L'alba ci coglie in mezzo al Tirreno con un calo di vento che riduce l'andatura a poco più di un nodo.. approfittiamo per fare colazione consolare la povera ragazza che per risparmiarsi le corse dalla cuccetta al bordo sta abbracciata ad un secchio, cerchiamo di farla bere perché non si disidrati ma non le resta molto nello stomaco. Il sole si è alzato sull'orizzonte e torna anche il vento, un gentile ponentino, che invita ad alzare lo spinnaker, detto fatto la velocità sale subito a quattro nodi e mezzo, ma chi sta al timone non può distrarsi e i cambi si fanno più frequenti. Non c'è nulla da vedere, il sole sale al culmine e poi si riavvicina all'orizzonte, il vento gira in prua e dobbiamo ammainare spi, ma pur di bolina riusciamo a tenere la rotta. Mancano un paio d'ore al tramonto, e all'orizzonte compare una sagoma scura ,bassa. Uno sguardo col binocolo consente di riconoscere una superpetroliera a pieno carico, è grande ma ancora lontana, noi camminiamo qualcosa meno di quattro nodi dovremmo incrociarla di prua senza problemi. C'è tanto spazio in mare.. non è possibile che ci si debba incrociare con l'unica nave vista in una giornata di navigazione….Abbiamo la precedenza ma …mi pare difficile reclamarla. Siamo esattamente sulla sua rotta, circa 600 metri lontano, è impressionante, non fa un onda di prua si vede il mare davanti a lei che sale…come le pendici di una collinetta…noi in un minuto facciamo circa 100 metri, lei ne fa quattrocento…sono sicuro di passare tranquillamente…ma non riusciamo a togliere gli occhi da quella massa, sembra sempre di vederla di prua…piano piano si delinea la fiancata, cambia l'angolo di visuale, adesso la prospettiva muta velocemente e il mostro passa a 100 m dalla nostra poppa facendoci fare un po' di surf sulle sue onde. Nessuno dice niente, ma il sollievo è evidente. Ancora la notte, qualche manovra alle vele, verso le dieci il faro della Giraglia che conferma le stime, un'altra alba le coste della Corsica, di nuovo spi, il gioco di identificare i luoghi cospicui. Qualche refolo di vento che ci fa toccare i cinque nodi per la gioia dell'equipaggio. Di nuovo buio e in più foschia che crea tensione Senza i riferimenti dei fari sarà difficile domattina capire quando sarà il momento di accostare per entrare nelle bocche di Bonifacio. Ma va tutto bene, all'alba riconosco Porto Vecchio, e qualche ora dopo la linea di fila delle barche del centro velico che fanno il corso istruttori. Grandi feste, mi aggrego a loro fino alla Maddalena e solo per entrare in porto mi faccio dare un rimorchio per arrivare in banchina. Appena a terra la ragazza si riprende e nonostante l'esperienza non perse la passione.

Ancora adesso considero questa traversata una delle più belle esperienze della mia vita nautica, massimo della semplicità ma anche massimo dell'attenzione,


postato da alp | 17:28 | commenti (1)
 

Disavventure…imbarazzanti

Era un anno di transizione e avevo trovato imbarco su uno scafo piccolo, quasi moderno, più motor - sailer che barca a vela, ma per una crociera estiva in Dalmazia con persone digiune di vela e non appassionate era ideale. A bordo c'erano solo la moglie dell'armatore e una coppia di amici, giovani e simpatici, senza alcuna esperienza di navigazione, il che mi metteva in posizione di forza…quasi una vacanza. Mi occupavo ovviamente anche della cucina e tutto procedeva per il meglio finché un giorno la ragazza più giovane propose una sua specialità, una pasta fredda condita con abbondantissimi pomodorini freschi, basilico ed erbe aromatiche varie, piatto gradevolissimo nel caldo estivo ed il suo giovane compagno le fece veramente onore. L'indomani mattina mi cerca, con aria imbarazzatissima e mi spiega che il WC elettrico non funziona più, non sa che fare, si offre di intervenire lui…non è gradevole ma fa parte dei molteplici incarichi che si assume chi decide di spassarsela in barca. Trafficato per mezzora proprio con quella cosa li, posso smontare il motorino elettrico del WC e scopro che la piccola turbina tritatutto è evidentemente incapace di smaltire le pelli di pomodoro, che hanno bloccato il tutto. La crociera riprende serenamente fino a quando incappiamo di nuovo nella pasta fredda, che era stata gradita da tutti. Potete immaginare il giorno dopo la faccia del giovanotto quando è venuto a comunicarmi che ….era successo di nuovo, se avesse potuto si sarebbe seppellito sotto terra. Operazione ormai di routine (si fa per dire) e tutto ritorna in ordine, lo rassicuro in tutti i modi che non deve sentirsi responsabile, che non ci pensi più. In effetti non capitarono più incidenti del genere, e capii perché una mattina che, svegliatomi un po' prima del solito, lo vidi allontanarsi, a remi col gommoncino, in cerca di un luogo appartato nel sottobosco che arrivava quasi fino al mare.

postato da alp | 17:27 | commenti
 


Greta

Disavventure diurne

Questa volta sono su una barca piccola (12 m), in legno che è stata mia e della mia compagna per qualche anno (periodo che si riferisce ad entrambe).Sbarcati gli ospiti a Termoli imbarcano la mia compagna col figlio e un amico, un'altra coppia ci raggiungerà a Reggio Calabria, meta Malta. Tutto procede bene, la barca è vecchia e pesante ma si muove bene sull'acqua, e a parte qualche rischio preso lungo la costa orientale della Sicilia per mancanza di carte dettagliate, arriviamo felicemente nel suggestivo porto fortificato della Valletta.
Il giorno seguente spinti da una tramontana fresca e onda ben formata; con yankee, trinchetta bomata, maestra e mezzana a riva, di bolina larga, andiamo verso Gozo. La giornata è veramente splendida, ben carenata la barca cavalca agevolmente le onde che con qualche frangente riescono a montare in coperta. Scendo a basso e noto la moquette della dinette bagnata…gli oblò sono chiusi non sembra che possano essere stati gli spruzzi. Torno fuori e mi infilo nel locale macchine, lo spettacolo è abbastanza preoccupante, l'acqua arriva fin sotto il motore e lambisce le batterie, un bidone d'olio, mal sistemato, si è rovesciato e l'acqua e lo sbandamento della barca hanno provveduto a spalmarlo dappertutto…anche negli stipetti dove tenevamo la biancheria …..Attivata immediatamente la pompa di sentina elettrica e manuale, ammainate le vele dirigiamo in una baietta riparata per cercar di capire cosa è successo e soprattutto per capire se le pompe riescono ad aver la meglio sulla falla. Fortunatamente il livello cala e mentre il resto dell'equipaggio riassetta la barca e fa asciugare tutto quanto c'è di fradicio, spagliolo tutta la barca per individuare la falla. Infine la trovo, circa 15 cm. di calafataggio per 7- 8 mm di larghezza sono stai sputati fuori dal movimento della barca, esattamente in corrispondenza del piede d'albero, quindi inaccessibile dall'interno. Poco male, maschera e pinne, un grosso cacciavite (non ho utensili da calafato, non ancora) martello e uno straccio faccio una riparazione provvisoria sufficiente per raggiungere Gozo.
L'indomani mi procuro chiodi di rame, del compensato marino da tre mm; non trovo stoppa ma rimedio intrecciando del cordino di cotone fino a raggiungere il diametro adatto. La difficoltà si presenta per mettere in opera il tutto, il lavoro richiede continuità, ma la mia apnea, per quanto buona, ha dei limiti. Dopo qualche tentativo infruttuoso, comincio a pensare a qualche soluzione che mi permetta di avere aria sott'acqa. Bernard Moitessier propone nei suoi libri alcuni sistemi, ma sono un po' macchinosi, però mi si accende una lampadina! Il soffietto per gonfiare il gommone e la manichetta dell'acqua abbinati ad un volonteroso che pompi con energia ed eccomi trasformato in palombaro…..Veramente non è stato cosi immediato, ci sono voluti diversi litri d'acqua di mare bevuti e parecchi tentativi prima di trovare il giusto accordo tra il ritmo del mio respiro e quello dell'addetto al sofietto. Alla fine era divertente, lavoravo tranquillamente come con un autorespiratore, solo due aspetti negativi, uno che non si può scendere sotto i due metri due metri e mezzo, il secondo che il povero addetto alla pompa dopo venti minuti di lavoro grondava sudore come una fontana.
La riparazione, assieme ad un'altra che si rese necessaria durante il rientro, tennero tutto l'inverno ed anche per una piccola crociera pasquale. E quando tirammo la barca in terra per i lavori stagionali imparai anche a calafatare…ma questa è un'altra storia.





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Vagrant al gran lasco con brezza leggera al tramonto lungo le coste siciliane

Disavventure notturne

Quell'anno il charter non era riuscito a liberarsi dagli impegni per la data stabilita, l'appuntamento fu quindi spostato da S.Tropez a Golfo Baratti, una baia poco a nord di Piombino, con l'isola d'Elba a poche miglia per qualche bagno. Per qualche giorno restammo all'ancora, il charter dormiva a terra e ci si sentiva via radio per accordarsi sui programmi. Il sabato il tempo era incerto e non era venuto a bordo, ma quando ci sentiamo mi dice che l'indomani vorrebbe andare a Viareggio per assistere alla partenza della Viareggio Bastia Viareggio…Faccio due conti sono sessanta miglia , non è proprio a due passi ma può essere fattibile partendo un po' presto. Chiusa la comunicazione faccio i soliti controlli, e scopro che sono assai scarso di gasolio, prevedendo di fare il pieno a Piombino prima di partire per la Francia. Poco male è solo sabato pomeriggio in poco più di mezz'ora sono a Piombino…per scrupolo chiamo la Capitaneria di porto, il distributore è chiuso sabato e domenica. Per fare il viaggio tranquillo ho bisogno di 200 litri di gasolio, non proprio una bazzeccola. Faccio altri tentativi ma non ci sono ormeggi accessibili. Ormai si è fatto tardi e non trovo altra soluzione che scendere a terra col gommone, telefonare per un taxi e spiegargli il problema. Il tassista entra nello spirito recupera quattro taniche e poi imbocchiamo l'autostrada per trovare il distributore aperto. Tutto secondo programma in tre quarti d'ora sono di nuovo sul gommone dove mi ha aspettato un marinaio, ormai si è fatto buio ma la sagoma della barca e la luce di fonda si distinguono bene. Torniamo a bordo, travasiamo le prime quattro taniche, ma quando cerchiamo il gommone per il secondo giro….solo il buio, il marinaio nella fretta ha sbagliato il nodo d'ormeggio e la brezza l'ha portato via. Fortunatamente soffia dal mare e quindi non è perso, resta il problema di raggiungere la riva con le taniche, lontana buoni 500 metri. Non trovo altra soluzione che infilarmi muta e pinne, legare assieme le taniche e nuotare nel buio fino al taxi. Spiegato al perplesso tassista lo svolgersi degli eventi il suo commento fu:" dirò a mia moglie che ho fatto tardi con una tedesca, perché se le racconto 'sta storia non ci crederà mai". In conclusione: io ritrovai il gommone perduto, il tassista portò il resto del gasolio e il marinaio pagò una cena a tutto l'equipaggio.

Ovviamente il giorno dopo il trasferimento a Viareggio fu annullato perché c'era un po' d'onda lunga e gli ospiti non avrebbero gradito sei ore di navigazione dondolante.

postato da alp | 17:26 | commenti