| Racconti di mare e di costa | ||||
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lunedì, novembre 08, 2004
"Adriatico settentrionale, mare e canale di Corsica, mar ligure: venti deboli variabili, cielo sereno mare quasi calmo". Con queste previsioni si poteva tranquillamente lasciare Porto Ferraio e fare rotta per Saint Tropez. Ormai eravamo in mare da diverse ore e il sole cominciava ad abbassarsi sull'orizzonte. Tutte le vele a riva, tanto per far figura, e motore. Tavola apparecchiata in coperta e atmosfera rilassata. Al solito ho finito di cenare un po' prima per dare il cambio al timoniere, lo sguardo corre lungo il cerchio dell'orizzonte completamente deserto, il cielo sereno, se si escludono due bioccoli di cotone. Ma... l'occhio ha colto qualcosa di curioso, una lieve striscia più scura... uno sguardo col binocolo e quello che vedo è abbastanza preoccupante: non qualche cresta, come mi aspettavo ma schiuma soffiata in aria da turbini di vento, un vero uragano. postato da skipper246 |
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domenica, marzo 07, 2004
Sbarcato un gruppo di ospiti a Sebenico riparto da solo verso Porto S. Giorgio (AN) per imbarcare il gruppo successivo. Navigare da soli ha un fascino particolare affina tutte le capacità esalta le sensazioni…. Aumenta i rischi. Con la carta sotto gli occhi mi districo tra le innumerevoli isolette a sud delle Incoronate, ormai l'orizzonte è libero, il sole basso sull'orizzonte colora il mare immobile con tutte le sfumature dell'arancio, imposto la rotta sul pilota automatico e mi preparo a scendere sottocoperta per una doccia e una cena in preparazione della traversata notturna. Indugio ancora un attimo per godere il gioco di luce della scia di un motoscafo che passa lontano di prua sotto il disco del sole, e mi prende un improvviso crampo allo stomaco, proprio di prua, le onde della scia si increspano e frangono leggermente, uno scoglio ben segnato sulla carta che l'immobilità del mare e la mia distrazione avevano ben celato. I brividini gelati lungo la schiena continuano qualche minuto, ma non posso fare altro che darmi dello stupido e ripromettermi di fare più attenzione in futuro. A consolarmi subito dopo il tramonto un branco di delfini, appena individuabili nella luce ormai livida, mi seguono, giocando con l'onda di prua per diversi minuti, per poi sparire tutti assieme con una brusca virata verso nord. Notte tranquilla col solito umido da bel tempo estivo; qualche ora dopo l'alba arrivo in vista di costa, la benedetta costa adriatica: bassa, uniforme, senza punti cospicui; un gruppo di case arrivando dal mare è solo un gruppo di case senza cartelli indicatori, decido di puntare verso sud, non è la mia giornata dopo mezz'ora di navigazione riconosco il faro di Pedaso, dietrofront prora verso nord direzione Porto S. Giorgio. Fortunatamente arrivando più tardi c'è più probabilità di trovare qualcuno in banchina che dia una mano nella manovra d'ormeggio. Un paio di telefonate per gli ultimi accordi, provviste fresche, rifornimento d'acqua, comitato di ricevimento per i nuovi ospiti ed è di nuovo ora di partire, direzione Spalato. Il tempo sta cambiando, leggero scirocco e foschia, con la prora verso levante sembra di andare incontro alla notte prima e le onde nell'oscurità crescente hanno un aspetto inquietante. Sotto coperta tutto tace ma qualche luce che si accende e qualche brusio di voci mi fanno capire che non è tutto tranquillo. La seconda notte senza riposo comincia a farsi pesante, si avvicina l'alba e il momento in cui il faro dello scoglio Mulo dovrebbe farsi visibile per darmi il riferimento esatto della la mia posizione. Ma i lampi di luce che vedo appena sopra l'orizzonte non corrispondono a nessun faro riportato sulla carta, e non è una costa che permetta un avvicinamento alla cieca. Malgrado la stanchezza crescente e le onde ormai torreggianti tutto attorno devo rassegnarmi a incrociare a velocità ridotta in attesa del sorgere del sole. La tensione e la stanchezza, nella incerta luce mi fanno vedere inesistenti pareti di roccia nei dorsi delle onde che si rincorrono. Infine il sole fa la sua apparizione assieme al volto di un'ospite che fa capolino dal tambuccio e chiede, con aria sbattuta, quanto durerà ancora lo strazio. La prima luce del sole mi ha consentito di riconoscere isolette e scogli all'orizzonte e di verificare che il maledetto faro del Mulo era Con l'Irina in manovra. postato da skipper246 |
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sabato, febbraio 14, 2004 Questo era un altro albero...38 metri dalla copertafate i conti di quanti piani.... arrivare in cima era un viaggio. ![]() Avventura pasquale Un gruppo che aveva già fatto crociere estive col Greta mi aveva proposto una mini crociera primaverile a Venezia, una barca a vela che pesca due metri e mezzo non è proprio l'ideale ma non avendo altro a disposizione bisognava arrangiarsi. Due giorni per lasciare i quartieri invernali a Ferrara, riarmare gli alberi a Porto Garibaldi e raggiungere Chioggia dove avevo appuntamento con gli ospiti. Già l'entrata in porto è un anticipo del tema fisso della crociera, impantanarsi…. Un peschereccio in transito mi dà uno strappo e mi gratifica di qualche contumelia in dialetto perché mi limito a ringraziare invece di allungare una consistente mancia… non pensano che non sempre "yacht" vuol dire soldi. L'esperienza è comunque curiosa vivere la città dalla barca, in parte con problemi di tipo automobilistico come difficoltà di parcheggio e multe per divieto di sosta….si!!! mi è arrivata quasi due anni dopo una multa per aver ormeggiato mezz'ora ad un attracco dei vaporetti…. I quattro giorni scorrono rapidamente con qualche incaglio e tanti bei tramonti dai colori indicibili. Sbarcati gli ospiti di primo pomeriggio faccio rifornimento al Lido, mi libero da un ennesimo incaglio con qualche danno, il motoscafo ha tirato con troppa violenza sulla cima di rimorchio strappando passacavo, parte del capodibanda e uno scalmotto….un po' di lavoro in più per il carpentiere di bordo. Lascio la laguna con le ultime luci del giorno e faccio rotta su Monfalcone, nove o dieci ore di navigazione a motore (le vele sono ancora nei sacchi) arrivo previsto domattina assai presto. Il motore ronfa tranquillamente, ma la barca pian piano rallenta fino a fermarsi dolcemente; Traffico una mezzora con l'invertitore pensando sia lui il responsabile del guasto ma poi devo arrendermi all'evidenza, si è rotto il parastrappi tra il volano e l'asse motore, danno da poco ma irreparabile a bordo. Sono ormai le undici e mi trovo al largo di Lignano. Non ho alternative devo armare tutte le vele e sperare che la lieve brezza notturna non mi abbandoni. A mezzanotte finalmente mi rimetto in rotta affascinato, dalla situazione, tutto dipende veramente dalle vele, il motore non è più un'alternativa presente, la luna disegna i suoi diamanti sulle onde, il collo rialzato del piumino mi da una piacevole difesa dalla brezza. Due nodi e mezzo….tre nodi quando la brezza si distende, fanno quindici ore, primo pomeriggio non più mattina presto, devo trovare il modo di avvisare chi mi aspetta….e l'antenna della radio è sul tavolo da carteggio invece che in testa d'albero, sempre per la paura che la gru che monta gli alberi possa danneggiarla. Come subito sento più profondo il legame con la natura se obbligatoriamente il motore tace. Amico è il vento freddo diamanti i riflessi della luna forza cosciente si fa la solitudine Vivo interamente questa notte, solo, sul mare ha un sapore più vero perché morto è il motore venerdì, febbraio 06, 2004
Esperienze di "clausura" Tante volte mi è stato chiesto, anche da qualche commento ai miei racconti di mare, ma non ti è mai capitato di trovare qualcuno particolarmente insopportabile....cercherò di spiegare... perché no. sabato, gennaio 31, 2004
L'esame. A primavera avanzata, messa la barca in terra e considerati gli allagamenti della passata stagione, era essenziale trovare un maestro calafato che potesse fare un controllo generale a tutto lo scafo…senza mettermi sul lastrico. In cantiere il vecchio che ancora si occupava di questa attività non si sentiva in grado di affrontare un lavoro così impegnativo e si doveva cercare altrove. Avevo già provveduto, su indicazione del vecchio ad estrarre tutte le vecchie stoppe e l'aspetto dello scafo era abbastanza deprimente, più che una solida barca pareva una gabbia per conigli. In molti punti lo spazio tra i corsi del fasciame era di quasi due centimetri, impensabile riempirlo solo con stoppa in modo affidabile; già il carpentiere del cantiere aveva ventilato l'idea di fresare tutte le fughe fino a tre centimetri per inserire, ed incollare, strisce di legno nuovo. Idea improponibile, sia per questioni tecniche che per motivi economici. Col morale a terra mi ero ingegnato a sostituire qualche parte del fasciame visibilmente avariato, quando finalmente un amico mi passò un bigliettino con un numero di telefono "Si chiama Bepi Ghitara" mi disse "è l'uomo che fa per te".
Non credo sia normale che un artigiano rinunci a parte del proprio lavoro e del proprio guadagno solo per fare un favore ad uno quasi sconosciuto….ma quando ci sono di mezzo le barche succede anche questo. postato da alp |
21:56 | commenti (1)
lunedì, gennaio 19, 2004
Copertina del fascicoletto che raccoglie le ricette della mini-crociera.."Kulinarische Erinnerungen an eine spaetsommerlische Seereise von Monfalcone bis Kotor" Una crociera appendice con appendice a terra. Rientrati dalla solita crociera estiva l'armatore mi informa che la barca è stata noleggiata, senza equipaggio, ad un gruppo di 9 tedeschi, tra cui il comandante del Vagrant. Dopo qualche scambio di opinioni si trova un compromesso, gli ospiti copriranno i ruoli dei marinai, mentre il comandante (cioè io) e la cuoca conserveranno i rispettivi ruoli. In 13 giorni da Monfalcone si programma di giungere fino a Cattaro…che è una bella tirata. Devo dire che non vedevo con entusiasmo la situazione, ospiti-equipaggio che non conoscevo e un altro comandante a bordo che aveva la responsabilità di una barca più grande della mia. Fortunatamente i fatti mi diedero torto e la correttezza degli ospiti e la cucina di mia madre crearono un'atmosfera veramente amichevole. Tempi stretti e quindi tappe forzate. Partenza un giovedì pomeriggio 16/09/1976 e prima tappa a Pirano per assolvere gli obblighi burocratici. Una simpatica ospite, si assume il compito di registrare un diario di bordo gastronomico inventando improbabili nomi italo tedeschi ai piatti che hanno fissato le tappe della crociera, ve li riporterò in breve, magari travasando le ricette complete nella cucina del battello. Si comincia con una pasta asciutta "Irina" in porto che si rivela essere una pasta al pesto mentre a Pirano ci aspetta un Pollo a la "Signora" : pollo con funghi, verdure e panna. L'indomani approfittando di una bella bora ci mettiamo dietro le spalle l'Istria il famigerato Quarnaro e infine, con andatura di sogno vento fresco al lasco, mare piatto, corriamo a dieci nodi fino a Premuda. Il Log culinario registra Risotto Tonini (risotto ai porri) a pranzo, buffet freddo a cena per venerdì, la navigazione continua la notte e per sabato colpo da maestro della cuoca: Ravioli a la Mantovana (pasta tirata a mano e il tutto in navigazione!!!) e peperoni ripieni. Alla sera suggestiva grigliata a terra sull'isola di Premuda: Pollo alla "Dieter" , braciole alla "Bernd" patate sotto la cenere bruschette "Premuda" E poi ditemi che la vita di bordo non è stressante. Siamo così a Domenica, partenza prima dell'alba per arrivare a fare un bagno in una baia a Zut condito da Spaghetti alla "Gretel" (Amatriciana) e verdure alla "Friedolin" (caponata) la giornata si chiude dopo un altro trasferimento nella tranquillissima baia di Rogosnica con una frittata a la "Deckschrubber" (frittata con gli spinaci). La crociera prosegue toccando Curzola, Dubrovnik (ovvia sosta per visitare la città , veramente magica, prima di essere stravolta dal turismo), per concludersi nella baia di Cattaro dove meritiamo l'applauso di una nave passeggeri per la manovra di ancoraggio eseguita a vela. Il ritorno è ancora più pressante da rimarcare solo un'altra grigliata a terra nella baia di Okuklie (isola di Mljet) dove in mancanza di ristoranti finiamo ospiti di un ex maestro elementare di Zagabria trasformatosi in pescatore che ci mette a disposizione gli sgombri appena pescati nonché la sua bella voce e la sua conoscenza di canti goliardici (in latino!). L'appendice a terra del titolo è rappresentata da una piacevolissima sorpresa. Il gruppo degli ospiti invitarono me e mia madre, durante l'inverno, per una settimana a Bielefeld, la cittadina presso Hannover dove abitavano…offrendoci anche il viaggio aereo. Torno a ripetere, la vita di bordo è proprio una vitaccia… postato da alp |
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giovedì, gennaio 15, 2004
L'avventura Siamo alla preistoria. 1970, istruttore del centro velico Caprera , bisogna risolvere un problema. Una degli allievi simbolo Giorgio detto il "Nostro" ha ceduto a buon prezzo al centro un Mousquetaire in ottimo stato, con l'unica clausola: che non si cambi il nome della barca: " Miss K" che letto all'inglese suona "miss kei" ma all'italiana "mi ss cappa"…(per inciso la barca successiva la battezzò:" Miss K - ancora". Il problema non era certo questo, ma il fatto che il Mousquetaire stava a Savona e andava portato a Caprera ….6 metri e 40 di barca…senza motore. Veramente il motore c'era, un seagull dimenticato in un gavone che avrebbe certo fatto onore alla sua fama di affidabilità totale. Ma giusto per qualche manovra in porto. Ancora adesso considero questa traversata una delle più belle esperienze della mia vita nautica, massimo della semplicità ma anche massimo dell'attenzione, postato da alp |
17:28 | commenti (1)
Disavventure…imbarazzanti Era un anno di transizione e avevo trovato imbarco su uno scafo piccolo, quasi moderno, più motor - sailer che barca a vela, ma per una crociera estiva in Dalmazia con persone digiune di vela e non appassionate era ideale. A bordo c'erano solo la moglie dell'armatore e una coppia di amici, giovani e simpatici, senza alcuna esperienza di navigazione, il che mi metteva in posizione di forza…quasi una vacanza. Mi occupavo ovviamente anche della cucina e tutto procedeva per il meglio finché un giorno la ragazza più giovane propose una sua specialità , una pasta fredda condita con abbondantissimi pomodorini freschi, basilico ed erbe aromatiche varie, piatto gradevolissimo nel caldo estivo ed il suo giovane compagno le fece veramente onore. L'indomani mattina mi cerca, con aria imbarazzatissima e mi spiega che il WC elettrico non funziona più, non sa che fare, si offre di intervenire lui…non è gradevole ma fa parte dei molteplici incarichi che si assume chi decide di spassarsela in barca. Trafficato per mezzora proprio con quella cosa li, posso smontare il motorino elettrico del WC e scopro che la piccola turbina tritatutto è evidentemente incapace di smaltire le pelli di pomodoro, che hanno bloccato il tutto. La crociera riprende serenamente fino a quando incappiamo di nuovo nella pasta fredda, che era stata gradita da tutti. Potete immaginare il giorno dopo la faccia del giovanotto quando è venuto a comunicarmi che ….era successo di nuovo, se avesse potuto si sarebbe seppellito sotto terra. Operazione ormai di routine (si fa per dire) e tutto ritorna in ordine, lo rassicuro in tutti i modi che non deve sentirsi responsabile, che non ci pensi più. In effetti non capitarono più incidenti del genere, e capii perché una mattina che, svegliatomi un po' prima del solito, lo vidi allontanarsi, a remi col gommoncino, in cerca di un luogo appartato nel sottobosco che arrivava quasi fino al mare.
Disavventure diurne Questa volta sono su una barca piccola (12 m), in legno che è stata mia e della mia compagna per qualche anno (periodo che si riferisce ad entrambe).Sbarcati gli ospiti a Termoli imbarcano la mia compagna col figlio e un amico, un'altra coppia ci raggiungerà a Reggio Calabria, meta Malta. Tutto procede bene, la barca è vecchia e pesante ma si muove bene sull'acqua, e a parte qualche rischio preso lungo la costa orientale della Sicilia per mancanza di carte dettagliate, arriviamo felicemente nel suggestivo porto fortificato della Valletta.
Vagrant al gran lasco con brezza leggera al tramonto lungo le coste siciliane Disavventure notturne Quell'anno il charter non era riuscito a liberarsi dagli impegni per la data stabilita, l'appuntamento fu quindi spostato da S.Tropez a Golfo Baratti, una baia poco a nord di Piombino, con l'isola d'Elba a poche miglia per qualche bagno. Per qualche giorno restammo all'ancora, il charter dormiva a terra e ci si sentiva via radio per accordarsi sui programmi. Il sabato il tempo era incerto e non era venuto a bordo, ma quando ci sentiamo mi dice che l'indomani vorrebbe andare a Viareggio per assistere alla partenza della Viareggio Bastia Viareggio…Faccio due conti sono sessanta miglia , non è proprio a due passi ma può essere fattibile partendo un po' presto. Chiusa la comunicazione faccio i soliti controlli, e scopro che sono assai scarso di gasolio, prevedendo di fare il pieno a Piombino prima di partire per la Francia. Poco male è solo sabato pomeriggio in poco più di mezz'ora sono a Piombino…per scrupolo chiamo la Capitaneria di porto, il distributore è chiuso sabato e domenica. Per fare il viaggio tranquillo ho bisogno di 200 litri di gasolio, non proprio una bazzeccola. Faccio altri tentativi ma non ci sono ormeggi accessibili. Ormai si è fatto tardi e non trovo altra soluzione che scendere a terra col gommone, telefonare per un taxi e spiegargli il problema. Il tassista entra nello spirito recupera quattro taniche e poi imbocchiamo l'autostrada per trovare il distributore aperto. Tutto secondo programma in tre quarti d'ora sono di nuovo sul gommone dove mi ha aspettato un marinaio, ormai si è fatto buio ma la sagoma della barca e la luce di fonda si distinguono bene. Torniamo a bordo, travasiamo le prime quattro taniche, ma quando cerchiamo il gommone per il secondo giro….solo il buio, il marinaio nella fretta ha sbagliato il nodo d'ormeggio e la brezza l'ha portato via. Fortunatamente soffia dal mare e quindi non è perso, resta il problema di raggiungere la riva con le taniche, lontana buoni 500 metri. Non trovo altra soluzione che infilarmi muta e pinne, legare assieme le taniche e nuotare nel buio fino al taxi. Spiegato al perplesso tassista lo svolgersi degli eventi il suo commento fu:" dirò a mia moglie che ho fatto tardi con una tedesca, perché se le racconto 'sta storia non ci crederà mai". In conclusione: io ritrovai il gommone perduto, il tassista portò il resto del gasolio e il marinaio pagò una cena a tutto l'equipaggio. Ovviamente il giorno dopo il trasferimento a Viareggio fu annullato perché c'era un po' d'onda lunga e gli ospiti non avrebbero gradito sei ore di navigazione dondolante. |